Venerdì pomeriggio, nella sede romana della casa editrice Laterza, si sono riuniti «i giovani» scrittori più importanti della generazione TQ. Vale a dire: dopo gli under venti, gli under trenta, gli under quaranta, la lost generation, la X generation, la generazione Zero e via via degenerando, TQ starebbe per trentenni-quarantenni, cioè quasi chiunque, perché chi aveva meno anni o troppi per rientrarci era definito un quasi TQ o un ex TQ e era lì lo stesso a parlare, quindi è TQ anche mia nonna.
Il TQ Antonio Scurati è stato invitato «ad aprire le danze», e senza farselo ripetere le ha aperte attaccando il disco dello «stigma della generazione», anzi una serie di stigmi da suicidio: «una generazione traumatizzata ma senza traumi», «una generazione deprivata del reale in senso lacaniano», «una generazione deprivata di tutte le caratteristiche dell’esperienza vissuta», «una generazione deprivata in senso tecnico», non si capisce dove sia cresciuto Scurati tra tante deprivazioni, sembrava un romanzo di Hector Malot riscritto da Nichi Vendola. Comunque una generazione, la TQ, deprivata dall’essere «passata da bolla speculativa a bolla speculativa», dove il tempo è scandito da un trionfo dell’immaginario, nel dilagare della televisione commerciale, tra maligne sottrazioni, promesse ingannevoli, bipensieri obbligati, discrasie di qua e di là, disparità ovunque, nell’illusione tradita che il benessere dovesse progredire e invece no, «ci siamo troppo alfabetizzati sul versante diagnostico», e tanto infine, «siamo incapaci di trovare soluzioni, l’Occidente è finito, i diritti sono sgretolati», amen.
Al che il TQ conduttore Antonelli ha sintetizzato il concetto: «Ci troviamo tutti con la cucina Ikea, infatti…», ora pure questi ce l’hanno con Ikea, non bastava quel post TQ cattolico di Giovanardi, e intanto passa la parola alla quasi TQ Federica Manzon. La quale si domanda dove siano finiti gli intellettuali, «perché l’intellettuale si vergogna?». Richiamandosi a Sartre perché oggi ci sono troppi esperti, «ma l’esperto può solo inventare la bomba atomica, mentre l’intellettuale può dare le soluzioni» e forse ha ragione, perché chiunque in quel momento avesse sparato un missile intelligente sulla Laterza sarebbe stato meritevole di Nobel, e invece bombardiamo Gheddafi, che al cospetto dei TQ è James Joyce. In ogni caso, ha precisato la quasi TQ Manzon, «non ci sono più intellettuali in grado di inventare nuovi lessici, il lessico lo hanno inventato le generazioni precedenti». Non ci sono più intellettuali tranne uno, di cui però siccome anche l’acustica era di merda non sono riuscito a sentire il nome, così chiedo a un TQ lì vicino e mi risponde «Wollmann», non sono convinto, allora chiedo a un altro TQ e mi dice «Baumann», un altro «Barman», mentre una signora ultraTQnaria mezza sorda chiede addirittura a me e le rispondo «Batman», sarà senz’altro lui.
(Massimiliano Parente, Com’è lo scrittore TQ? Tale e Quale gli altri, Il Giornale, 2 maggio 2011)