Nella società dello spettacolo le parole sono usate irresponsabilmente come strumenti di una guerra infinita. Nella guerra la logica dominante ed esclusiva è quella dell’amico-nemico. Le parole non si misurano allora per il loro contenuto di verità, ma per l’effetto più o meno distruttivo che suscitano nel campo avverso. Quanto più fa male tanto più la parola è opportuna. Come le armi rubate al nemico morto possono e devono essere riutilizzate contro il nemico vivo così anche le parole, nella guerra mediatica, possono migrare da uno schieramento all’altro secondo le circostanze. Non stupisce ritrovarle improvvisamente dove, secondo il loro arcaico contenuto di verità, non avrebbero mai dovuto essere.
3.02.11