Mio padre aveva sentito parlare di Jorn e la cosa lo eccitava abbastanza, solo che Jorn si teneva un po’ sulle sue e così una sera che lo ha visto, che gli hanno detto “quello è Jorn”, mio padre, che era un tipo piuttosto aggressivo, è andato a sederglisi di fianco e gli ha detto: “Sei Jorn?” - “Sì” - “Io sono Gallizio”.
[Piergiorgio Gallizio (1935-2003) ricostruisce in questa intervista, concessa nel 1984 a Sandro Ricaldone, la storia dell’amicizia fraterna che legò Asger Jorn e Pinot Gallizio, due personaggi tanto diversi per carattere e storia, ma in fondo tanto simili]
(Source: cedocsv.blogspot.com)
“Obsession with the semiotic erosion of meaning and reality led me to create objects that evangelize their own relevance by a direct fusion of word and form. Books (many culled from dumpsters and thrift store bins) are lovingly vandalized back to life so they can assert themselves against the culture which turned them into debris.”
- Robert The (1995)
Steve Jobs: “People Don’t Read Anymore.” http://bit.ly/uJmJcu #reading #pleens

… Il continuo spostamento da un’area semantica all’altra è ormai la condizione creativa minima per poter continuare a “descrivere l’universo” e contemporaneamente a “continuarne la creazione”, e la critica estrema del pensiero può essere perseguita proprio dai linguaggi artistici in lotta permanente contro se stessi e le proprie soglie critiche.
(Da una lettera di Gianni Toti a Giorgio Di Costanzo datata maggio 1987)
When I wrote a paper on Bataille, for instace, I ordered a typewriter to address the violence and brutality of the topic. The pages literally bled. The ink soaked through. With Writer, however, it’s a completely unique experience. The words seem to conspire.
(Source: twitter.com)